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Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione

Lingua: Italiano Inglese

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firearm-1300396_1280 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressioneAllenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione è una grande possibilità.

Per fortuna la maggior parte delle persone non sarà mai aggredito e questo porta spesso a avere una visione della propria sicurezza e delle proprie capacità di difendersi molto fantasiosa per non dire altro.

Molto spesso è necessario attraverso alcuni esercizi propedeutici a riportare le persone nel mondo reale ed è necessario proprio per evitare che questa visione troppo ottimistica li possa esporre a una situazione di pericolo maggiore.

Avere la possibilità di parlare e allenarti con chi per lavoro, o per sfortuna ha dovuto vivere e sopravvivere a reali situazioni di aggressioni violente ti permette di capire e vedere come il loro approccio abbia delle differenze e che la loro ricerca vada proprio nella direzione di una esigenza di ottenere la capacità necessaria per sopravvivere senza troppi effetti speciali.

Spesso chi ti racconta di avventure mirabolanti di picchiatore è un mentitore seriale.

Nel corso degli anni di pratica e insegnamento, ho chiesto agli studenti, ad amici, operatori della sicurezza, conoscenti, ecc. di parlarmi delle loro aggressioni nella vita reale e di come ne sono usciti e cosa e come hanno usato di quello che hanno imparato in palestra per sopravvivere a quella aggressione.

Credo che oltre alla esperienza diretta, questo approccio oltre alla continua ricerca e analisi sia un modo per cercare di allineare sempre quello che è la didattica e le metodologie per rendere orientate alla realtà.shooting-3661550_1280 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione

I racconti inventati e i racconti reali

Alcuni racconti sono inventati, alcuni sono esagerati e altri sono il reali.

Chiaramente quelli utili sono quelli reali e oggi grazie anche alla larga diffusione di telecamere di sorveglianza è possibile avere oltre che all’esperienza diretta una idea delle reali dinamiche di una aggressione.

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Normalmente i racconti che contengono troppi dettagli, ad es. Ho tirato un cross, poi un ginocchiata destra, e ho notato che si è piegato a sinistra allora ho tirato un calcio medio sinistro e poi l’ho proiettato quando ho visto che il peso del suo piede destro reggeva il peso, e via dicendo.

Ricordare esattamente nei minimi dettagli una aggressione improvvisa è un’impresa impossibile vista la situazione emotiva e di alto stress.

Stessa cosa quando qualcuno sembra raccontare una storia di un super eroe che ha steso tutti e bloccando ogni colpo, mandando con facilità ogni aggressore a terra o facendo fuggire tutti.

A meno che hai trovato degli “aggressori dormienti” sono dinamiche rare ed è estremamente improbabile che una persona che è abituata ad aggredire sia così poco scaltra e prevedibile.

Non essere colpito, non venire tagliato, ecc. in una aggressione reale è raro a meno che non sia tu la persona che ha iniziato il combattimento.

skeleton-3507861_1920 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione

Reagire a una aggressione a mano nuda di un aggressore, di un aggressione multipla, da arma da taglio o da fuoco ha delle difficoltà e delle complessità diverse e considerando che è improvvisa e che già per una persona preparata sono situazioni complicate puoi ben capire che alcune situazioni necessitano di un alto volume di formazione e training specifici.

I racconti reali che ascolto e che sono più attendibili sono quelli che hanno lezioni da cui posso imparare, quelli che vengono raccontati con un elemento di sorpresa, dove il tempo e le dinamiche sono rapide, in qualche modo sfuocate e poco dettagliate.

Spesso non sanno esattamente nel dettaglio la sequenza esatta di quello che hanno fatto ma ha funzionato e alla fine sono sopravvissuti.

Una persona che racconta e che nella forma indica che probabilmente non si aspettava di riuscire a uscirne così ma che ha superato se stessa ed è sopravvissuta.

Questo fa intendere che è una persona normale, che ha riconosciuto l’estremo pericolo in cui si è trovata e che le probabilità di uscirne non erano molte ma le ha superate portando la pelle a casa.

Persone semplici non finti super eroi.

Alcuni dei miei amici sono sopravvissuto a un attacco di coltello qualche hanno fa e l’incidente contiene alcune importanti lezioni da cui tutti possiamo imparare e oltre a questo nel team analizziamo costantemente centinaia di filmati di aggressioni a mano nuda, con armi da taglio, armi da fuoco, armi improvvisate.

I racconti spesso non rendono l’idea come un filmato ma hanno il vantaggio di poter fare una analisi statistica sulle sensazioni provate anche se vi consiglio di leggere come già suggerito in altri post il libro On Combat di Dave Grossman

Una delle frasi chiavi che però  che esce sempre quando è possibile vedere l’aggressione perchè spesso capita che le vittime vengono colpite prima di realizzare che sono vittime di una reale aggressione armata con frasi del tipo:

  • “ho sentito qualcosa e quando ho visto il coltello ho cercato di bloccare l’aggressore poi è intervenuta la sicurezza”
  • “ho capito che voleva attaccarmi con il coltello ma non riuscivo a muovermi”
  • “quando ho visto il coltello venire verso di me, sapevo che dovevo prendere una decisione, ma ero bloccato”
  • ecc.

L’elemento chiave è prendere la decisione di agire.

Agire significa combattere o scappare, l’immobilità spesso usata anche in natura non è sempre la soluzione che garantisce di non essere colpiti ma dipende molto dal tipo di aggressione che è in corso.

Un’altro elemento spesso comune nelle reali aggressioni e non nei racconti di fantasia o gonfiati è che il modo in cui ricordano un evento è molto diverso da ciò che accade nell’evento.

Spesso i video dell’aggressione non corrisponde esattamente con quella dell’aggredito sopravvissuto e raccontato dai testimoni (se attendibili) dove spesso mancano molti “frame”.bullying-2778163_1920 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione

Il disegno di un coltello e il suo scuotimento nello spazio sono movimenti estremamente veloci che sono in qualche modo più veloci del nostro processo di decisione consapevole, sotto stress diventa impossibile.

Immagina il processo decisionale conscio dove devi prima arrivare attraverso la negazione (questo non sta accadendo a me), la analisi (cosa dovrei fare ), poi la decisione (ora devo fare questo particolare tipo di azione) e poi agire.

Troppo tempo, per questo la formazione sia tecnica che psicologica deve avvenire prima perchè deve generare risposte automatiche soprattutto le prime reazioni che sono cruciali, non che il resto non sia importante anzi, ma senza una corretta reazione inconscia il resto non c’è più…

pillola-rossa-blu-624x361 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressioneLa decisione di reagire non è legata all’arte marziale praticata

La realtà è che non ha importanza in un certo senso se questo ragazzo o ragazza è un allievo di JKD, di Eskrima, di Krav Maga, di Karate o un altro sistema marziale / autodifesa, oppure sport da combattimento di striking o di lotta perchè questa persona ha deciso che non sarebbe stato una vittima e avrebbe fatto qualcosa per uscire da quella difficile situazione da vincente (portare la pelle a casa).

Ma quello che devi comprendere è che questa decisione di agire in caso di aggressione è stata presa molto tempo prima di affrontare questo aggressore armato, quando ha deciso di intraprendere un percorso di combattimento.

Il semaforo verde, il segnale di patire a intraprendere un percorso è partito molto prima dell’evento, la scelta di non voler essere una vittima.

Chiaramente alcune arti per le metodologie di allenamento e le tematiche didattiche trattate sono più adatte a sviluppare determinati attributi in ambito di difesa personale ma è sempre la persona a fare la differenza, l’arte può essere solo un aiuto.

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Se è troppo semplice, se non sbagli, se vinci sempre significa non stai imparando

Quando qualcuno di voi si interessa a questo progetto e inizia a capirne il senso e ad allenarsi per la prima volta con una consapevolezza diversa è una grande soddisfazione.

Quando qualcuno di voi ci scrive e ci dice che ha una nuova visione di quello che fa.

Con le persone con cui ci si allena è un contatto diretto che già da molte soddisfazioni ma che anche attraverso questo lavoro si può aiutare degli appassionati, studenti, maestri, anche di altre arti a rendere il loro modo di allenarsi più efficace e consapevole è qualcosa di importante.

Quando non è sport ma è autodifesa è importante non limitarsi, ma è necessario pensare attraverso case study, analisi di aggressioni, ecc. alle possibili conseguenze di un assalto reale e cercare delle soluzioni per riuscire a essere in grado di gestire l’evento e sopravvivere.

Questo approccio non limitante ma che anzi aumenta le difficoltà e ne esplora nella stessa situazioni e variabili dimostra che questa persona comprende il mondo che li circonda, che sono in contatto con la realtà e accettano quella realtà.

Non sei qui per trovare delle scuse o dei compromessi o per negoziare degli sconti nella aggressione, ti devi addestrare per il peggio sperando di non doverlo incontrare mai.

Si vede e si percepisce quando le persone non hanno il desiderio di riuscire, di imparare veramente, di cercare una soluzione a un problema ma sono più orientati alla rassegnazione, a rinunciare alla lotta.F88795CF-29C4-4E9A-A0AB-190D526E6FA5 Allenarsi con chi è sopravvissuto a una reale aggressione

La formazione in generale richiede impegno ma su alcune tematiche vi oltre l’impegno, si parla di insistere anche quando non vedi una uscita, una luce che ti indica la via, ma devi stare sempre li e continuare ma per molti, oltre l’80% è più facile tornare alla negazione, alla rassegnazione, a fare gli atteggiati del tanto non si può fare, tanto non funziona, ecc. , questo non è l’atteggiamento di chi migliora, o di chi riesce in nessuno campo, in nessuno sport o settore.

Un atteggiamento tipico di molte persone quando vedono un ostacolo troppo grande da superare è di pretendere di superare subito quell’ostacolo quando invee è necessario allenarsi per farlo, migliorando la tecnica, la loro forma fisica, le abilità, mentre invece la maggior parte appena vede che è difficilissimo fa partire subito le credenze limitanti e a costruire le prove schiaccianti contro di loro che è impossibile quindi inutile.

I coltelli si muovono velocemente, è impossibile difendersi, è impossibile bloccarne uno, figuriamoci controllarlo, o disarmarlo che è quest’ultima una tematica molto discussa dove voglio sottolineare che il disarmo è tutto quello che leva l’arma al tuo aggressore.

Esempio

  • gli spari sulla mano è un disarmo,
  • usi un bastone è un disarmo,
  • oppure usi un cazzo di gomma della Doc Johnson ed è un disarmo,
  • ecc.

Il concetto spesso dibattuto sul disarmo a mano nuda e definito da molti come disarmo impossibile è una visione didattica e limitante raccontata da maestri ciccioni e che non vogliono affrontare il problema con soluzioni concrete e reali.

Didatticamente è da sempre raccontato sbagliato il concetto di disarmo se inserito nell’idea di cercare il disarmo perchè nessuno cerca il disarmo come soluzione ma è una condizione che devi studiare perchè se ti capita devi sapere cosa fare, se hai “lo smash del tennista devi fare punto” per questo li studi non per cercare di afferrare il coltello a mano nuda come scelta primaria.

Devi crearti lo spazio temporale per estrarre la tua arma, per proteggere i tuoi arti (giacca, zaino, maglione), per procurati un oggetto per difenderti(bastone, bottigli, cacciavite, sedia, cintura, ecc.)

Il fatto che disarmare è complicato non significa non studiare le tecniche perchè lo studio è propedeutico.

Chiaramente disarmare un bastone, non è come disarmare un coltello e quindi il concetto di mano nuda è solo per indicare che non hai un’altra arma ma è un concetto che chi lo prende alla lettera non ne ha capito il senso.

Se visionate molte aggressioni di coltello capita di vedere che l’aggressore venga disarmato durante la colluttazione ma la domanda è:

  • si viene colpiti?
  • ci si taglia?

Certo che si, ti tagli ma stai lottando per la tua vita, stai lottando per sopravvivere non è un gioco!

Ma la tua scelta è lottare o subire senza lottare?

Ecco perché è bene comprendere le difficoltà della realtà ma anche conoscere che ci sono anche dei successi di coloro che sono sopravvissuti e questo è importante perchè ti fa abbandonare dubbi e avere più fiducia in ciò che alleni e ti viene insegnato.

Non ci sono altre strade, quante ore hai allenato i disarmi “a mano nuda”? e ti ripeto mano nuda e quando parti non quando arrivi, quindi il disarmo ripeto è tutto quello che toglie l’arma al tuo aggressore.

Ora scommetto che le strategie di disarmo le hai allenate secondi e non centinaia di ore, quindi che strategie hai usato?

  • scappare,
  • colpire,
  • estrarre il coltello che hai in tasca
  • estrarre un’arma da fuoco
  • cercare un oggetto
  • lanciare tutto quello che avevi intorno
  • usare il tuo giubbotto come scudo
  • levarti una scarpa, la cintura,
  • ecc.

Non lo hai mai fatto ma vuoi dire la tua e come vedi basta la retorica della mano nuda, ma esiste il concetto di adattamento e utilizzo di quello che hai addosso e dell’ambiente ed è per questo che le estrazioni sono importanti, improvvisare a trovare oggetti è importante, capire come scappare è importante, ecc.

La difesa ha mano nuda contro un’arma da taglio è riuscire a crearsi uno spazio temporale per fare delle azioni attraverso strumenti.

Considera che se non ti sei accorto dell’aggressione e vieni colpito è facile che la tua reazione sia quella di cercare di fermare la mano armata che tenta di colpirti ripetutamente afferrandola! Sono istinti comuni ma non è sempre la strategia migliore.

Dipende chi ha il coltello,l’altezza, il peso, per questo non si può escludere a priori quello che si può fare o non si può fare ma dipende dal contesto, dal tipo di aggressore, come maneggia l’arma.

Il concetto di adattamento che va allenato con partner e tipologie di aggressioni e strategie i attacco differenti sono importanti.

Esempio: sei bravo a tirare gli high kick e sei 1,70 metri ma il tuo avversario è alto 2 metri non è come tirarlo a un avversario di 1,70 come te, significa che devi cambiare strategia e la stessa cosa vale per il coltello, se uno è un polso come una gamba e tu hai una mano come un nano non puoi neanche provare ad azzardarti a provare a bloccarlo!

Ps. Lo che “non si tirano gli High Kick” nella difesa personale ma è un esempio per spiegare, un semplice concetto e stop. (Sono costretto a fare queste precisazioni per i fenomeni del web).

Non ragionare mai in termini assolutistici perchè è una visione statica e piatta del combattimento dove non viene mai considerato chi sei tu e chi è l’aggressore.

Ricordo sempre che se uno ti attacca con il coltello stai lottando per la vita quindi ti tagli per sopravvivere, quello che conta è sopravvivere.

Te lo voglio dire con sincerità, quelli che continuano a insistere e a provare e riprovare e si impegnano nella formazione, sono una piccola percentuale e sono le persone che comprendono davvero la realtà e accettano il processo necessario per imporsi a essa, aumentano le probabilità di riuscire, di superare l’ostacolo che devono superare e nonostante tutto ciò credono di poterlo fare.

Ad esempio una tematica come le armi da taglio richiede una umiltà grandissima e se non sei disposto a questo, a sbagliare e ripartire, migliaia di volte allora farai sempre parte di quelli che parlano di cosa si può fare o non si può fare ma senza fare nulla, quindi la tua opinione non conta se non sui social tra i bulletti della tastiera.

Decidi tu da che parte vuoi stare!

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Conclusioni

Quando sei in palestra e ti alleni, la prossima volta che entri o sei sul tatami, guarda la persona con cui alleni, il tuo compagno di allenamento e cerca di capire perchè lui è lì, e allo stesso tempo impegnati avendo sempre bene a mente il focus che ti ha portato quel giorno a fare la scelta di imparare l’autodifesa e allenarti.

Quando sei a lezione, guardati intorno e cerca di capire chi è e chi sono le persona che hai intorno e hai di fronte, dietro di te o di lato, perchè potrebbe essere una persona sopravvissuta a un assalto armato o a mano nuda e se è lì è è per continuare a sopravvivere nel caso dovesse affrontarne uno.

Focalizzati e comprendi che questa persona potresti essere anche tu e che quello che stai studiando non è un gioco, serve serietà, dedizione, responsabilità, realismo e chi è li perchè è sopravvissuto nel suo sguardo non ha il gioco ma un obiettivo preciso, aumentare le possibilità di sopravvivere.

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Lingua: Italiano Inglese

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Written by Andrea

Istruttore e appassionato di arti marziali del Sud Est Asiatico e Fight Sport.

AM Praticate: Boxing, Kali, Muay Thai, Silat, Jeet Kune Do, BJJ, CSW, MMA, Self Defence, Fencing Knife, Stick Fighting.

Street Fight Mentality & Fight Sport!

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