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Girare armati con il porto d’armi

Si può girare con una pistola carica? Chi può avere il porto d’armi per difesa personale? Facciamo chiarezza.

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Girare armati con il porto d’armi.

  • Si può girare con una pistola con il porto d’armi?
  • Si può girare con una pistola carica?
  • Chi può avere il porto d’armi per difesa personale?
  • Con il porto d’armi si è legittimati a girare per la città armati, magari con pistola e fucile?

Attenzione, meglio fare chiarezza ogni stato ha delle sue norme.

Per rispondere è necessario chiarire che esistono tre diversi tipi di porto d’armi ma soltanto quello per difesa personale consente di uscire avendo in tasca una pistola o altra arma da fuoco.

Chi, invece, possiede il porto d’armi sportivo o ad uso venatorio non può in nessun caso girare armato e, se lo fa, rischia la revoca della licenza.

Chi può avere il porto d’armi per difesa personale e in quali luoghi si può girare armati?

Facciamo chiarezza sul punto.

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Chi ha il porto d’armi per difesa personale può girare con una pistola?

Chi è in possesso del porto d’armi per difesa personale può legittimamente uscire dalla propria abitazione armato.

Questa tipologia di licenza, infatti, viene rilasciata dalla Prefettura a chi ha valide motivazioni per temere per la propria vita, ad esempio imprenditori presi di mira dalla criminalità organizzata o gioiellieri che hanno subito frequenti rapine.

Il porto d’armi ad uso personale è rilasciato, su richiesta, ai cittadini maggiorenni e può essere rinnovato soltanto dimostrando il persistere della situazione di pericolo.

Tale autorizzazione permette di portare la pistola fuori dalla propria abitazione e di usarla per legittima difesa.

Al contrario, non si può mai girare in città con pistola o fucile chi è in possesso del porto d’armi ad uso sportivo o venatorio.

Nel primo caso l’arma può essere utilizzata soltanto all’interno di apposite strutture dove esercitarsi nel tiro a segno e a volo o nel secondo caso il fucile può essere utilizzato esclusivamente per la caccia, nei periodi di apertura della stagione venatoria.

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Girare armati in Europa

La necessità di leggi che salvaguardino il diritto del cittadino a difendersi è uno dei temi caldi del nuovo Governo.

Il difficile bilanciamento tra gli interessi di chi sostiene il diritto dei cittadini a possedere armi che sia per ragioni di legittima difesa, attività sportive o semplice collezionismo e i timori sulle conseguenze che questa liberalizzazione potrebbe avere sulla società non è di certo un problema soltanto italiano.

Riguarda anche l’Europa.

In Europa, infatti, oggi più che mai, i Paesi del continente, con le loro differenti tradizioni e interessi economici, si ritrovano a dover affrontare la questione cercando di armonizzare le proprie legislazioni con il fine di garantire una maggior sicurezza e un maggior controllo in un mondo dove le frontiere diventano sempre più porose e dove i pericoli, legati anche alle nuove modalità in cui si articola il terrorismo internazionale, si moltiplicano.

L’esperienza di molti Paesi europei dimostra come non sia sistematica la correlazione tra diffusione di armi da fuoco tra la popolazione e alto numero di crimini e morti violente.

Vanno tenute in considerazione, infatti, altre variabili, come il livello generale di benessere, il tasso di disoccupazione e di integrazione della popolazione.

Uno sguardo alle diverse legislazioni e agli effetti che queste hanno sulla popolazione può aiutarci a comprendere quali sono gli interessi in gioco.

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Qualche dato e la nuova direttiva europea

Secondo i dati riportati dal Flemish Peace Istitute, i Paesi europei con il più alto tasso di possesso di armi da fuoco sono la Finlandia (38%), la Svizzera (27%), la Norvegia (26%) e l’Islanda (24%).

Altri Paesi dove le armi sono piuttosto diffuse sono la Grecia, la Svezia e il Portogallo, oltre ai paesi produttori di armi come Austria, Belgio, Germania e Italia.

Meno diffuse invece in Polonia (4%), Olanda (5%) e Regno Unito (6%).

Sono generalmente più diffuse tra la popolazione anziana e nelle zone rurali.

La caccia figura come motivo principale dichiarato dai possessori di armi nell’Unione seguita da motivi professionali (armi di proprietà di membri delle forze dell’ordine, militari, servizi di sicurezza).

Ma la grande diffusione di armi equivale all’alto tasso di aggressioni e morti violente?

Guardando i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità vi è una (logica) correlazione tra morti per arma da fuoco, in particolare suicidi, e diffusione delle armi.

Questo però non significa necessariamente che in questi stessi Paesi ci sia un livello generale di violenza e di morti violente maggiore rispetto agli Stati che presentano legislazioni più restrittive.

Come si spiega quindi l’esigenza dell’UE di approvare la direttiva del 25 aprile 2017 sul controllo dell’acquisizione e la detenzione di armi da fuoco?

La nuova normativa deve essere considerata in una cornice politica dove è massima l’attenzione e l’allerta per i temi legati alla sicurezza.

Il fine del quadro normativo che si vuole configurare è quello di impedire che le armi da fuoco finiscano per diventare oggetto di abuso da parte di gruppi terroristici e criminalità organizzata.

Le limitazioni imposte dalla direttiva tra cui la più discussa è forse il divieto dell’uso civile delle armi da fuoco semiautomatiche più pericolose, che possono provocare numerose vittime e sono quindi considerate una vera e propria minaccia per la sicurezza nazionale non sono state accolte con favore da tutti i Paesi europei che, come già detto, presentano tradizioni e interessi diversificati.

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Svizzera: la neutralità «armata» e la militarizzazione dei civili

La grande diffusione di armi da fuoco in Svizzera potrebbe sembrare in contrasto con la “famosa” neutralità del Paese.

Va ricordato però che, sebbene gli accordi internazionali di Vienna (1815) abbiano sancito la neutralità della Svizzera e quindi l’obbligo di astensione dalla partecipazione alle guerra tra altri Stati, i cittadini svizzeri hanno l’obbligo di sostenere la propria neutralità.

Ma neutralità non significa affatto essere disarmati nel caso della Svizzera, e infatti tutti i cittadini maschi hanno l’obbligo di prestare servizio militare.

Al termine del proprio periodo di servizio ai cittadini è permesso di acquistare la propria arma di ordinanza a una tariffa vantaggiosa.

Circa la metà delle armi in circolazione sono infatti ex armi di servizio anche a causa del patriottismo diffuso tra la popolazione.

Possedere un’arma è visto come un atto di difesa della propria nazione.

La normativa svizzera è pero molto rigida in relazione ai requisiti che devono possedere i cittadini che vogliono comprare un’arma da fuoco.

Ne sono esclusi infatti chi ha commesso un crimine violento, chi soffre di dipendenza o ha comportamenti violenti o pericolosi.

Inoltre, è necessario dimostrare di sapere usare l’arma correttamente.

L’elevato numero di armi in circolazione che comunque non possono essere trasportate cariche dai civili che le utilizzano per cacciare o per sport ha portato ad un alto tasso di suicidi con armi da fuoco.

Proprio alla luce di questo dato, la direttiva UE sul controllo delle armi, che la Svizzera è tenuta ad applicare in quanto considerata uno sviluppo delle disposizioni dell’acquis di Schengen, ha riacceso il dibattito sulla necessità di una legislazione più stringente.

La “cultura delle armi”: la caccia e il porto d’armi per uso sportivo in Islanda e Norvegia

In Islanda circa una persona su tre possiede un’arma da fuoco.

Nonostante questo dato, il tasso di criminalità è tra i più bassi del mondo e i decessi a causa di ferite d’arma da fuoco sono rari.

Un percorso lungo fatto di visite mediche e formazione porta i cittadini islandesi all’ottenimento della licenza per il porto d’armi e grande spazio è dato anche alle misure di sicurezza per proteggere se stessi e gli altri da un utilizzo erroneo delle stesse.

Le armi vengono utilizzate prevalentemente per fini pratici come la caccia e non per difesa personale.

L’utilizzo delle armi per ferire gli altri è talmente lontano dalla cultura islandese che neanche i poliziotti le utilizzano quotidianamente (mentre sono previste per altri corpi speciali di sicurezza).

Anche in Norvegia le armi sono molto diffuse e utilizzate prevalentemente per la caccia, alla base della cultura norvegese da sempre e che coinvolge attivamente almeno il 10% della popolazione, e per alcuni sport.

La Norvegia si prepara però a inserire misure più restrittive per il possesso di alcune tipologie di armi, tra cui le armi semi-automatiche, che saranno introdotte nel 2021 a 10 anni dal massacro di Utoya, quando morirono 69 persone per mano di un estremista norvegese.

 

La svolta del Regno Unito

Il Regno Unito si è mosso in una direzione opposta approvando una legislazione molto restrittiva che sembra avere portato dei benefici.

L’evoluzione della legislazione sul porto d’armi nel Regno Unito è stata profondamente segnata dei tragici eventi del marzo 1996 dove un omicidio di massa in una scuola elementare ha portato alla morte di 16 bambini e un insegnante.

Dai dati raccolti da Gunpolicy.org, un portale gestito dall’Università di Sydney che raccoglie dati su violenza armata e leggi che regolano la diffusione delle armi, nel 2012 sono stati registrati nel Regno Unito 0,22 casi di morti per ferita da arma da fuoco ogni 100mila abitanti.

Questo dato relativamente basso nello stesso periodo il dato per l’Italia è di 1,27 ogni 100mila abitanti potrebbe però fotografare una situazione che ormai è soltanto un ricordo data l’ondata di crimini violenti che si è registrata negli ultimi anni nel Paese.

Una legislazione restrittiva non è quindi sufficiente a garantire la sicurezza per i cittadini.

Può avere ovviamente degli ottimi risultati nella riduzione dei crimini ma va integrata da altri provvedimenti volti a migliorare il benessere generale della comunità.

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Girare armati in America

La Costituzione degli Stati Uniti d’America e il suo Secondo Emendamento protegge il diritto di girare armati.

Letteralmente: “A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed.

Il Secondo Emendamento non è semplicemente una frase legata a una logica fuori tempo massimo: rappresenta una parte vitale della formazione degli americani.

Andare al poligono di tiro con papà è un’attività molto amata dai teenager americani, che trovano in questa trasmissione del sapere un momento di grande vicinanza con il genitore.

Anche chi non possiede armi ritiene, a vasta maggioranza, che il loro libero commercio debba rimanere tale: i sondaggi Gallup in materia rivelano addirittura che con il passare dei decenni c’è stato un ribaltamento radicale, e se alla fine degli anni ’50 la maggioranza degli americani era contro la libera circolazione, ora la maggioranza è a favore.

A questo si aggiunge un dato sulla distribuzione delle suddette armi.

Circa il 3% dei possessori ha in casa il 50% delle armi.

Sono i cosiddetti super-owners, gente che dopo ogni strage si spaventa sempre di più, e si attrezza contro una potenziale stretta sulla vendita aumentando il proprio arsenale.

Il nocciolo di questa cultura è un machismo di frontiera in cui la pistola o il fucile rappresentano la virilità.

C’è un manualetto scritto nel 1972 da Jeff Cooper, autore di altri otto tomi sull’argomento (più uno sulle macchine: non è che nel tempo libero si occupasse di uncinetto), Principles of Personal Defense, che da quarantacinque anni è uno dei testi sacri degli aspiranti Clint Eastwood (nella sua incarnazione Callaghan).

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In 10 Stati americani si può girare armati all’università. L’ultimo è la Georgia

Le leggi prevedono limitazioni per alcuni spazi, ma non vietano di portare armi purché non in bella mostra

 

Conclusioni

La normativa sulle armi è molto severa e se non vuoi rischiare la revoca del porto d’armi devi seguire con attenzione le regole.

Le misure restrittive colpiscono la gente normale che vuole solo andare a caccia e usarla per difesa.

Non i criminali.

Quelli se vogliono un’arma non la vanno di certo a comprare in un negozio.

E voi che ne dite?

Sulle armi la cultura europea è molto lontana da quella americana.

Girare armati senza formazione e liberamente vi sembra una buona idea?

Stay Tuned!

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Written by Andrea

Instructor and enthusiast of Martial Arts and Fight Sport.

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