domenica, Aprile 21, 2024
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Guida completa allo studio dei disarmi nelle arti marziali: tecniche, terminologia e sicurezza personale

Studiare i disarmi

Guida completa allo studio dei disarmi nelle arti marziali: tecniche, terminologia e sicurezza personale

Mi hanno preso il machete, perché devi studiare i disarmi!

Partendo dal presupposto che non devi mai cercare i disarmi, questo non significa che non li devi conoscere o saperli eseguire perfettamente.

Voglio iniziare questa nostra chiacchierata dicendoti una frase che spesso dice Guro Dan Inosanto:

È quasi impossibile disarmare un avversario armato di spada, se quella persona sa come usare una spada”.

Scrivo questo per zittire subito tutte le solite polemiche sterili e saccenti di chi dice che tanto i disarmi non funzionano, ecc. lo sappiamo tutti quindi se non hai da dire niente di nuovo smetti di fare da eco se non hai nulla di nuovo da dire, ma leggi bene la parte finale della frase in arancione fino alla fine, forse scoprirai che anche tu che ti credi esperto non lo sei e puoi essere disarmato.

Ora non voglio parlare oltre in questo post sulla questione “disarmi di coltello si o disarmi di coltello no“, ma di andare ad analizzare quello che i filippini chiamano agaw.

Agaw è il termine filippino con cui si indica il disarmo.

Andiamo avanti con questo discorso sullo studiare i disarmi di armi.

La complessità della difesa a mani nude contro un arma è qualcosa di una difficoltà incredibile, un’arma da taglio poi ancora peggio perchè è rapida e necessita di pochissimo caricamento già per fare danni importanti.

La difficoltà è doppia quando un attaccante ben addestrato è armato con due armi bianche.

Se, tuttavia, l’avversario non è accuratamente addestrato ed esperto nell’uso della sua arma, è possibile prendere o portare lontano da lui l’arma, trovare un istante dove liberarsi o impadronirsi della sua stessa arma.

Molti eskrimadores di Kali filippino trascorrono ore ogni giorno per perfezionare le loro abilità nell’arte time-tested di Agaw (l’arte del disarmo).

Nel società di oggi (che purtroppo è sempre più violenta), l’arte del disarmo è qualcosa che tu ma che ogni artista marziale deve includere nella sua routine quotidiana di allenamento, qualunque arte marziale pratichi.

Senza competenze sui disarmi e sulla scherma di coltello, la possibilità di sopravvivere ad una lotta con un aggressore armato di armi è praticamente nulla.

Ma se come dice Guro Dan Inosanto, è praticamente impossibile prendere un arma da taglio da un avversario addestrato, perché spendere tutto questo tempo con le teorie e le tecniche nel disarmare?

La risposta è nella realtà.

La maggior parte delle situazioni/occasioni della vita reale ti forniscono alternative che non sempre ripetibili nella formazione in palestra.

Se il tuo aggressore ben addestrato ti regala quella occasione devi sapere cosa fare nella forma più istintiva che conosci.

Il disarmo è come lo smash per il tennista non va cercato ma quando c’è devi fare punto!

Guru Bob Breen (un grande esperto di coltello) dice che per sopravvivere a un attacco di coltello devi essere molto fortunato ma se ti alleni molto diventi molto fortunato.

Quando vieni attaccato nella realtà hai due opzioni contro un aggressore armato:

  • Opzione numero uno: è quello di eludere l’attacco iniziale (qualcosa che è abbastanza possibile), dimenticare di prendere l’arma ed eseguire una fuga come un fulmine.
  • Opzione numero due: è quello di sopravvivere per quei pochi secondi necessari per afferrare qualcosa come un bastone o una bottiglia e poi continuare la battaglia in forma più paritaria.

Come vedi non ti sto palando di disarmare ma solo di conoscere questa possibilità e di cercare un combattimento di scherma corta.

Con un addestramento costante nel tempo,ben focalizzato e con le corrette metodologie che non sono quelle che spesso si vedono su YouTube e nella maggior parte delle palestre si può essere addestrati al punto da diventare così “fortunati” da sopravvivere una lotta con un avversario armato e forse anche togliere la sua arma.

In ultima analisi, è evidente che anche se sopravvivere è praticamente “Impossibile” non è poi così IMPOSSIBILE dopo tutto ma è chiaro che stiamo parlando di una delle condizioni di combattimento più estreme ed è per questo che ancora oggi il coltello nella sua semplicità è una delle armi che fa più omicidi.

Ora senza dilungarci su argomenti esterni a questo articolo ci sono alcuni disarmi principali che devi conoscere soprattutto per disarmare un bastone.

Non vuole essere un trattato sui disarmi perchè se vuoi impararli correttamente contattami o presto li vedrai online sui miei corsi ma questo ti serve per iniziare a conoscere dei concetti base sulle possibilità di disarmo!

Guida completa allo studio dei disarmi nelle arti marziali: tecniche, terminologia e sicurezza personale Fighting Tips - Street Fight Mentality & Fight Sport

Studiare i disarmi e come disarmare un uomo armato

Rompere il dente del serpente

Rompere il dente del serpente” è una tecnica utilizzata nel Kali filippino per contenere efficacemente e fermare un attacco di un’arma in arrivo.

Il concetto è semplice, distruggere direttamente le mani colpendole e quindi contenere l’attacco.

Questa tecnica è disponibile in altri nomi come “spostamento” (displacement), che significa invece colpire l’arma o il bastone per bloccare, invece “spostare” (displace) il blocco per colpire le mani invece.

Un altro termine comunemente utilizzato è “praksyon” o frazione, i termini deriva dalla velocità che vengono usate per fornire il colpo defanging, vale a dire, una frazione di una sezione.

Questi significa che al fine di colpire le mani quando un attacco viene eseguito, si deve colpire più veloce dell’attaccante.

Una sorta di anticipo.

“Rompere il dente del serpente” nel contesto del Kali filippino è una parte importante dell’arte del disarmo nelle arti marziali filippine. Ecco un riassunto delle chiavi concetti di questa tecnica:

  1. Obiettivo principale: L’obiettivo principale di “Rompere il dente del serpente” è distruggere direttamente le mani dell’aggressore armato per impedire un attacco imminente.
  2. Spostamento o Displacement: Un altro modo per chiamare questa tecnica è “spostamento” (displacement). Questo termine sottolinea l’importanza di spostare o deviare l’arma o il bastone dell’aggressore per proteggersi dalle ferite.
  3. Praksyon o Frazione: “Praksyon” o “frazione” si riferiscono alla velocità con cui viene eseguito il colpo di defanging. Questo implica che il difensore deve anticipare e colpire più velocemente dell’attaccante per disinnestare l’arma.
  4. Anticipo: La tecnica richiede una sorta di anticipo da parte del difensore per colpire le mani dell’aggressore prima che l’attacco possa causare danni.

In sostanza, “Rompere il dente del serpente” è una tecnica di disarmo che si concentra sulla neutralizzazione dell’arma dell’aggressore colpendo direttamente le mani, impedendo così che l’attacco venga portato a termine con successo.

Questa tecnica richiede velocità, precisione e una buona comprensione del momento dell’attacco per essere efficace.

Studiare i disarmi

Snake

Nel Kali filippino uno dei primi disarmi che si imparano è disarmare con il metodo noto come il “serpente”.

Funziona solo contro le armi di senza filo come un bastone o un palo.

Il serpente viene eseguito tessendo il braccio intorno al braccio dell’avversario e blocco al corpo.

In questo modo l’arma si disimpegna, e di solito finisce nelle mani del difensore.

Questa tecnica è una delle prime e fondamentali tecniche di disarmo insegnate in questo stile di arti marziali. Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica del “serpente”:

  1. Obiettivo principale: La tecnica del “serpente” è progettata per disarmare un aggressore che utilizza un’arma senza filo, come un bastone o un palo.
  2. Tessitura del braccio: Il difensore esegue questa tecnica tessendo il suo braccio intorno al braccio dell’aggressore, creando un blocco saldamente attorno al corpo dell’aggressore.
  3. Disimpegno dell’arma: Grazie alla tessitura del braccio intorno all’arma e al corpo dell’aggressore, l’arma viene disimpegnata dalle mani dell’aggressore. Di solito, l’arma finisce nelle mani del difensore o viene resa inutilizzabile.
  4. Esecuzione efficace: Per eseguire questa tecnica con successo, il difensore deve essere in grado di tessere il braccio rapidamente e in modo efficace attorno all’arma e all’aggressore. La precisione e la tempistica sono cruciali.

La tecnica del “serpente” nel Kali Filippino è una tecnica di disarmo che sfrutta la capacità del difensore di avvolgere il suo braccio intorno all’arma e al braccio dell’aggressore per disimpegnare l’arma e neutralizzare la minaccia.

È una tecnica efficace contro armi senza filo e richiede pratica e abilità per essere eseguita correttamente.

 

Vine

Successivamente nell’elenco dei disarmi c’è la “vite”, che è simile al serpente, in quanto richiede anche il difensore di applicare potenza d’una leva al braccio dell’avversario e all’arma.

La differenza è che la vite gira nella direzione opposta del serpente e manda spesso l’arma involversi e a volare via.

Questa tecnica è una variante simile alla tecnica del “serpente”, ma con una differenza chiave nella direzione del movimento. Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica della “vite”:

  1. Obiettivo principale: Come nel caso del “serpente”, la tecnica della “vite” è progettata per disarmare un aggressore che utilizza un’arma senza filo, come un bastone o un palo.
  2. Leva e direzione del movimento: La tecnica della “vite” richiede al difensore di applicare una leva sull’arma e sul braccio dell’aggressore. La differenza principale rispetto al “serpente” è che la “vite” coinvolge un movimento rotatorio nella direzione opposta rispetto al “serpente”.
  3. Disimpegno dell’arma: La rotazione nella direzione opposta spesso fa sì che l’arma si disimpegni dalle mani dell’aggressore e venga spedita via. Questo risultato è simile all’obiettivo del “serpente”.
  4. Esecuzione efficace: Per eseguire con successo la tecnica della “vite”, il difensore deve applicare la leva in modo rapido ed efficace, facendo ruotare l’arma in modo da renderla inutilizzabile o facendola cadere dalle mani dell’aggressore.

La tecnica della “vite” è una variante della tecnica del “serpente” nel Kali filippino.

Entrambe le tecniche mirano a disarmare un aggressore armato di arma senza filo, ma la differenza principale sta nella direzione del movimento rotatorio, che nella “vite” è opposta a quella del “serpente”.

Entrambe richiedono pratica e abilità per essere eseguite con successo.

Strip

La “strisciata” è una delle maggiori tecniche di disarmo del Kali filippino.

Si basa su una leva e sul fare strisciare via l’arma dalla mano dell’aggressore.

La strisciata è rapida, efficace e strettamente correlati al quarto e ultimo dei principali metodi di disarmo filippino il “Quick Release”.

Questa tecnica è una delle principali e efficaci tecniche di disarmo in questo stile di arti marziali.

Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica della “strisciata”:

  1. Obiettivo principale: La tecnica della “strisciata” ha come obiettivo principale disinnestare l’arma dalle mani dell’aggressore. Questo viene fatto applicando una leva e facendo scivolare via l’arma dalla presa dell’aggressore.
  2. Leva e movimento: Per eseguire la “strisciata”, il difensore deve applicare una leva sull’arma e fare un movimento controllato per farla scivolare via. Questa tecnica richiede precisione e coordinazione.
  3. Rapidità ed efficacia: La “strisciata” è conosciuta per la sua rapidità ed efficacia. È progettata per disarmare l’aggressore il più rapidamente possibile, riducendo così il rischio di ferite.
  4. Correlazione con il “Quick Release”: La “strisciata” è strettamente correlata al concetto del “Quick Release” nel Kali filippino. Entrambe le tecniche mirano a liberare l’arma dalla presa dell’aggressore in modo rapido e efficiente.

La tecnica della “strisciata” è una delle principali tecniche di disarmo nel Kali filippino ed è progettata per disinnestare l’arma dell’aggressore mediante l’applicazione di una leva e un movimento di scivolamento controllato.

Questa tecnica è nota per la sua rapidità ed efficacia ed è strettamente correlata al concetto del “Quick Release” nelle arti marziali filippine.

La pratica costante è fondamentale per eseguire questa tecnica con successo.

Knife Disarm

Quick Release

Fondamentalmente, il “Quick Release” finisce per fare uno stripping dell’arma liberandola dalla presa dell’avversario e facendola disperdere nell’aria.

Questa tecnica è anche una delle principali strategie di disarmo in questo stile di arti marziali.

Ecco un riassunto dei punti chiave relativi al “Quick Release”:

  1. Obiettivo principale: Il “Quick Release” è progettato per liberare rapidamente l’arma dalla presa dell’aggressore. L’obiettivo finale è far sì che l’arma venga disinnestata e dispersa nell’aria, riducendo così la minaccia dell’aggressore.
  2. Stripping dell’arma: Questa tecnica comporta un processo di “Stripping”, che significa letteralmente togliere o sfilare l’arma dalla presa dell’aggressore. Il difensore cerca di sottrarre l’arma dall’aggressore il più rapidamente possibile.
  3. Velocità ed efficacia: Il “Quick Release” è noto per la sua velocità ed efficacia. È progettato per essere eseguito in modo rapido e preciso per neutralizzare rapidamente la minaccia dell’aggressore.
  4. Dispersione dell’arma: Una volta riuscito, il “Quick Release” fa sì che l’arma venga dispersa nell’aria o caduta dalle mani dell’aggressore, rendendola inutilizzabile.

Il “Quick Release” è una tecnica di disarmo nel Kali filippino che si concentra sulla rapidità e sull’efficacia nel liberare l’arma dalla presa dell’aggressore.

Questa tecnica è progettata per neutralizzare la minaccia in modo rapido e può comportare la dispersione dell’arma, rendendola inutilizzabile.

La pratica costante e la precisione sono essenziali per eseguire questa tecnica con successo.

 

Termini di kali filippino riferiti ai disarmi:

  • Agaw: to seize, disarm or take away – afferrare, disarmare o portare via
  • Agaw-Sandata: disarming & retrieval of the weapon – disarmo e recupero dell’arma
  • Bigay-Bali: lock release technique – tecnica di bloccaggio
  • Dakip: capture – catturare
  • Diin: to put pressure on – per fare pressione
  • Dukop: to catch – catturare
  • Dukot: to reach out – raggiungere
  • Hulagpos: to escape from capture or restraint – sfuggire alla cattura o al controllo
  • Kalas: disengage, release or disarm – disinnestare, rilasciare o disarmare
  • Kalas-Sandata: disarming technique – tecnica di disarmo
  • Pangilog: disarming – disarmare
  • Saplet: quick disarm – disarmo veloce
  • Suplete: quick disarm – disarmo veloce

Questi termini forniscono un’ottima comprensione del vocabolario specifico utilizzato nelle arti marziali filippine per descrivere le tecniche di disarmo e le relative azioni. Ecco un riassunto di alcuni dei principali termini:

  1. Agaw: Significa “afferrare, disarmare o portare via”. È il termine generico per riferirsi all’atto di prendere o disarmare un’arma.
  2. Agaw-Sandata: Si riferisce al “disarmo e recupero dell’arma”, indicando il processo di disarmo e successiva presa dell’arma.
  3. Bigay-Bali: Rappresenta una “tecnica di bloccaggio”, che potrebbe essere utilizzata per controllare o immobilizzare l’aggressore armato.
  4. Dakip: Significa “catturare”. Questo termine potrebbe essere utilizzato per riferirsi al processo di cattura dell’arma dall’aggressore.
  5. Diin: Significa “per fare pressione su”. Potrebbe essere utilizzato in situazioni in cui il difensore applica pressione sull’arma o sull’aggressore per disarmarlo.
  6. Dukop: Indica “catturare”. Questo termine potrebbe essere utilizzato in contesti simili a “Dakip” per riferirsi al processo di cattura dell’arma.
  7. Dukot: Significa “raggiungere fuori”. Potrebbe essere utilizzato per riferirsi all’estensione del braccio per raggiungere e disarmare l’aggressore.
  8. Hulagpos: Si riferisce a “sfuggire dalla cattura o dal controllo”. Potrebbe essere usato in situazioni in cui il difensore cerca di liberarsi dalla presa dell’aggressore.
  9. Kalas: Significa “disinnestare, rilasciare o disarmare”. È un termine generico per indicare il processo di disarmo.
  10. Kalas-Sandata: Indica una “tecnica di disarmo”, specificando l’azione di disarmo in modo più dettagliato.
  11. Pangilog: Rappresenta il “disarmo”, che è l’azione di disarmare un aggressore.
  12. Saplet: Significa “disarmo veloce”. Potrebbe essere utilizzato per riferirsi a un disarmo rapido ed efficiente.
  13. Suplete: Anch’esso si riferisce al “disarmo veloce”. Indica un disarmo che avviene rapidamente.

Questi termini forniscono una base utile per comprendere il linguaggio specifico associato ai disarmi nel Kali filippino e nelle arti marziali correlate.

 

Conclusioni

L’arte dei disarmi nel Kali filippino rappresenta un aspetto cruciale delle arti marziali che richiede dedizione, pratica costante e abilità.

Mentre le situazioni di disarmo contro un aggressore armato sono estremamente complesse e rischiose, acquisire competenze in quest’area può fare la differenza tra la sopravvivenza e il pericolo.

È importante sottolineare che il disarmo dovrebbe essere l’ultima opzione e la priorità principale dovrebbe essere la sicurezza personale e la fuga ma avere familiarità con le tecniche di disarmo fornisce agli artisti marziali e praticanti di difesa personale una maggiore sicurezza e consapevolezza nell’affrontare situazioni pericolose.

La pratica costante delle tecniche di disarmo, come il “serpente”, la “vite”, la “strisciata” e il “quick release”, può aiutare gli individui a sviluppare le abilità necessarie per proteggersi in situazioni critiche.

Ricordati sempre che la sicurezza personale è fondamentale, e queste tecniche dovrebbero essere utilizzate con responsabilità e solo quando non ci sono alternative.

Lo studio dei disarmi nel Kali filippino e nelle arti marziali in generale rappresenta un cammino di apprendimento e crescita personale, fornendo agli artisti marziali gli strumenti per affrontare situazioni di pericolo con maggior fiducia e competenza.

Il serpente, l’avvitamento, la strisciata e le tecniche di rilascio rapido sono tutti intercambiabili.

Il massimo livello nella capacità di disarmare è uno in cui tutti i quattro metodi sono miscelati come in un flusso senza sforzo.

Stay Tuned! Studiare i disarmi non è una opzione.

Street Fight Mentality

Andrea

Andrea
Andreahttps://expertfightingtips.com
Con una passione per la difesa personale e gli sport da combattimento, mi distinguo come praticante e fervente cultore e ricercatore sulle metodologie di allenamento e strategie di combattimento. La mia esperienza abbraccia un vasto panorama di discipline: dal dinamismo del Boxing alla precisione del Muay Thai, dalla tecnica del Brazilian Jiu-Jitsu all'energia del Grappling, dal Combat Submission Wrestling (CSW) all'intensità del Mixed Martial Arts (MMA). Non solo insegno, ma vivo la filosofia di queste arti, affinando costantemente metodi e programmi di allenamento che trascendono il convenzionale. La mia essenza si riflette nell'autodifesa: Filipino Martial Arts (FMA), Dirty Boxing, Silat, l'efficacia del Jeet Kune Do & Kali, l'arte della scherma con coltelli e bastoni, e la tattica delle armi da fuoco. Incarno la filosofia "Street Fight Mentality", un approccio senza fronzoli, diretto e strategico, unito a un "State Of Love And Trust" che bilancia l'intensità con la serenità. Oltre al tatami, la mia curiosità e competenza si spingono verso orizzonti diversi: un blogger professionista con la penna sempre pronta, un bassista dal groove inconfondibile e un artigiano del coltello, dove ogni lama è un racconto di tradizione e innovazione. Questa sinfonia di abilità non solo definisce la mia identità professionale, ma dipinge il ritratto di un individuo che nella diversità trova la sua unica e inconfondibile voce e visione. Street Fight Mentality & Fight Sport! Andrea

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