Disarmi nelle Arti Marziali: Tecniche Reali, Terminologia Filippina e Sicurezza Personale
Ti hanno preso il machete? Ecco perché devi studiare i disarmi.
“È quasi impossibile disarmare un avversario armato di spada… se quella persona sa usare una spada.”
– Guro Dan Inosanto
Hai mai sentito dire che “i disarmi non funzionano”? Sì, lo dicono in tanti. Peccato che nel mondo reale non basta ripetere frasi fatte per sopravvivere a una lama.
Questo non è l’ennesimo articolo accademico o una sequenza da film action.
Qui parliamo chiaro: se un giorno ti trovi a mani nude davanti a qualcuno con un’arma, sapere cosa fare – anche solo per guadagnare due secondi – può salvarti la pelle.
No, non sto dicendo che dovresti “cercare il disarmo”. Ma se si presenta l’occasione, devi essere pronto ad agire. Come uno smash nel tennis: non si cerca, ma quando arriva… si colpisce.
In questo post ti porto dentro l’universo crudo e pragmatico dei disarmi nelle arti marziali filippine (FMA).
Scoprirai perché il concetto di Agaw non è una “mossa”, ma una strategia mentale, come funziona il famigerato “rompere il dente del serpente”, e perché senza un addestramento solido il coltello vince. Sempre.
Questa guida è per chi non si accontenta delle illusioni, per chi vuole allenarsi davvero, e per chi non vuole finire in un angolo a sanguinare solo perché gli hanno detto che “non serve imparare i disarmi”.
Pronto a scoprire la verità?
Street Fight Mentality.
Mi hanno preso il machete, perché devi studiare i disarmi!
Partendo dal presupposto che non devi mai cercare i disarmi, questo non significa che non li devi conoscere o saperli eseguire perfettamente.
Voglio iniziare questa nostra chiacchierata dicendoti una frase che spesso dice Guro Dan Inosanto:
“È quasi impossibile disarmare un avversario armato di spada, se quella persona sa come usare una spada”.
Scrivo questo per zittire subito tutte le solite polemiche sterili e saccenti di chi dice che tanto i disarmi non funzionano, ecc. lo sappiamo tutti quindi se non hai da dire niente di nuovo smetti di fare da eco se non hai nulla di nuovo da dire, ma leggi bene la parte finale della frase in arancione fino alla fine, forse scoprirai che anche tu che ti credi esperto non lo sei e puoi essere disarmato.
Ora non voglio parlare oltre in questo post sulla questione “disarmi di coltello si o disarmi di coltello no“, ma di andare ad analizzare quello che i filippini chiamano agaw.
Agaw è il termine filippino con cui si indica il disarmo.
Andiamo avanti, perché studiare i disarmi non è un vezzo tecnico né un’aggiunta folkloristica: è una necessità cruda.
La difesa a mani nude contro un’arma è una delle prove più difficili e pericolose che esistano nel combattimento.
E diventa quasi disperata quando si tratta di un’arma da taglio: una lama non ha bisogno di forza né di caricamento per fare danni gravi. Basta un accenno. Basta un movimento appena accennato. E sei aperto.
E quando l’aggressore impugna due lame contemporaneamente – come succede nel Kali con il doppio bastone o coltello – la difficoltà raddoppia, perché ti trovi davanti due linee di attacco, due minacce simultanee, due traiettorie letali.
Tuttavia, se il tuo avversario non è realmente addestrato o se perde controllo della situazione, ci sono istanti – brevi, imperfetti, ma reali – in cui puoi spostare, isolare, o addirittura prendere la sua arma.
E non è fortuna. È preparazione.
Molti eskrimadores filippini dedicano ore ogni giorno a perfezionare quest’arte antica e pericolosa chiamata Agaw, il disarmo.
Non per gioco. Ma perché nella realtà di strada, dove un coltello esce anche per una discussione banale, sapere cosa fare fa la differenza tra il panico e l’azione, tra l’essere preda e l’essere sopravvissuto.
Viviamo in una società che, purtroppo, sta diventando sempre più violenta, imprevedibile e instabile.
E proprio per questo, ogni artista marziale serio, a prescindere dallo stile che pratica, dovrebbe includere il lavoro sui disarmi nella sua routine tecnica.
Non per sfoggiare una mossa spettacolare.
Ma per avere una chance in più quando tutto va storto.
Senza competenze sui disarmi e sulla scherma di coltello, la possibilità di sopravvivere ad una lotta con un aggressore armato di armi è praticamente nulla.
Ma se come dice Guro Dan Inosanto, è praticamente impossibile prendere un arma da taglio da un avversario addestrato, perché spendere tutto questo tempo con le teorie e le tecniche nel disarmare?
La risposta è nella realtà.
La maggior parte delle situazioni/occasioni della vita reale ti forniscono alternative che non sempre ripetibili nella formazione in palestra.
Se il tuo aggressore ben addestrato ti regala quella occasione devi sapere cosa fare nella forma più istintiva che conosci.
Il disarmo è come lo smash per il tennista non va cercato ma quando c’è devi fare punto!
Come dice Guru Bob Breen, uno dei massimi esperti mondiali di combattimento con il coltello:
“Per sopravvivere a un attacco con coltello devi essere molto fortunato… ma se ti alleni duramente, diventi molto fortunato.”
Ed è proprio qui che si gioca la partita.
Non sul talento, non sulla forza, ma sulla preparazione intelligente e costante.
Allenarsi duramente – con metodo, realismo e progressione – non garantisce il successo, ma massimizza le probabilità in una situazione dove chi improvvisa muore.
La fortuna premia chi suda prima.
Quando vieni attaccato nella realtà hai due opzioni contro un aggressore armato:
- Opzione numero uno: è quello di eludere l’attacco iniziale (qualcosa che è abbastanza possibile), dimenticare di prendere l’arma ed eseguire una fuga come un fulmine.
- Opzione numero due: è quello di sopravvivere per quei pochi secondi necessari per afferrare qualcosa come un bastone o una bottiglia e poi continuare la battaglia in forma più paritaria.
Come vedi non ti sto palando di disarmare ma solo di conoscere questa possibilità e di cercare un combattimento di scherma corta.
Con un addestramento costante, mirato e fondato su metodologie serie (non quelle da YouTube o da palestra da vetrina), si può arrivare a un livello tale da diventare, come dice il maestro Bob Breen, “così allenati da sembrare fortunati”.
Perché sì: sopravvivere a un’aggressione armata è quasi impossibile. Ma se ti alleni come si deve, quel “quasi” diventa la tua unica chance.
Ecco perché parliamo di una delle condizioni più estreme e letali nel combattimento reale: l’attacco con coltello. Nella sua semplicità, è l’arma che ancora oggi uccide più di ogni altra. Nessuna batteria, nessun inceppamento. Solo lama, rabbia e velocità.
Ma lasciamo da parte per ora i coltelli – argomento che merita un capitolo a parte – e torniamo al punto.
In questo articolo non troverai un trattato accademico sui disarmi.
Quello che ti propongo qui è una mappa per orientarti, una base solida per cominciare a capire quali sono le principali strategie di disarmo, soprattutto nel caso di armi senza filo come il bastone.
✅ Il mio consiglio?
Non limitarti a leggere.
Allenati. Tocca. Prova. Studia. E se vuoi imparare sul serio, contattami oppure resta sintonizzato: presto troverai questi contenuti nei miei corsi online, pensati per chi vuole davvero portare il proprio livello oltre le illusioni.
Studiare i disarmi e come disarmare un uomo armato
Rompere il dente del serpente
“Rompere il dente del serpente” è una tecnica utilizzata nel Kali filippino per contenere efficacemente e fermare un attacco di un’arma in arrivo.
Il concetto è semplice, distruggere direttamente le mani colpendole e quindi contenere l’attacco.
Questa tecnica è disponibile in altri nomi come “spostamento” (displacement), che significa invece colpire l’arma o il bastone per bloccare, invece “spostare” (displace) il blocco per colpire le mani invece.
Un altro termine comunemente utilizzato è “praksyon” o frazione, i termini deriva dalla velocità che vengono usate per fornire il colpo defanging, vale a dire, una frazione di una sezione.
Questi significa che al fine di colpire le mani quando un attacco viene eseguito, si deve colpire più veloce dell’attaccante.
Una sorta di anticipo.
“Rompere il dente del serpente” nel contesto del Kali filippino è una parte importante dell’arte del disarmo nelle arti marziali filippine. Ecco un riassunto delle chiavi concetti di questa tecnica:
- Obiettivo principale: L’obiettivo principale di “Rompere il dente del serpente” è distruggere direttamente le mani dell’aggressore armato per impedire un attacco imminente.
- Spostamento o Displacement: Un altro modo per chiamare questa tecnica è “spostamento” (displacement). Questo termine sottolinea l’importanza di spostare o deviare l’arma o il bastone dell’aggressore per proteggersi dalle ferite.
- Praksyon o Frazione: “Praksyon” o “frazione” si riferiscono alla velocità con cui viene eseguito il colpo di defanging. Questo implica che il difensore deve anticipare e colpire più velocemente dell’attaccante per disinnestare l’arma.
- Anticipo: La tecnica richiede una sorta di anticipo da parte del difensore per colpire le mani dell’aggressore prima che l’attacco possa causare danni.
In sostanza, “Rompere il dente del serpente” non è solo una tecnica: è una filosofia tattica del combattimento armato.
Il concetto è semplice ma brutale:
non tenti di togliere l’arma, distruggi ciò che la controlla – le mani dell’aggressore.
Colpendo le dita, i polsi, le nocche o l’avambraccio con tempismo, angolo e velocità chirurgica, interrompi alla radice la possibilità di continuare l’attacco.
È il classico esempio di “defang the snake” delle Arti Marziali Filippine: non combatti il serpente… gli rompi i denti prima che morda.
Ma attenzione:
Questa tecnica funziona solo se sei veloce, preciso e allenato a riconoscere il momento giusto.
Serve anticipazione. Serve istinto affinato. Serve la capacità di colpire mentre difendi, senza aspettare il “via”.
È il disarmo dei disarmi.
Non togli l’arma. La rendi inutile colpendo chi la impugna.
E in strada, questa può essere la tua unica possibilità di sopravvivere.
Snake
Nel Kali filippino uno dei primi disarmi che si imparano è disarmare con il metodo noto come il “serpente”.
Funziona solo contro le armi di senza filo come un bastone o un palo.
Il serpente viene eseguito tessendo il braccio intorno al braccio dell’avversario e blocco al corpo.
In questo modo l’arma si disimpegna, e di solito finisce nelle mani del difensore.
Questa tecnica è una delle prime e fondamentali tecniche di disarmo insegnate in questo stile di arti marziali. Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica del “serpente”:
- Obiettivo principale: La tecnica del “serpente” è progettata per disarmare un aggressore che utilizza un’arma senza filo, come un bastone o un palo.
- Tessitura del braccio: Il difensore esegue questa tecnica tessendo il suo braccio intorno al braccio dell’aggressore, creando un blocco saldamente attorno al corpo dell’aggressore.
- Disimpegno dell’arma: Grazie alla tessitura del braccio intorno all’arma e al corpo dell’aggressore, l’arma viene disimpegnata dalle mani dell’aggressore. Di solito, l’arma finisce nelle mani del difensore o viene resa inutilizzabile.
- Esecuzione efficace: Per eseguire questa tecnica con successo, il difensore deve essere in grado di tessere il braccio rapidamente e in modo efficace attorno all’arma e all’aggressore. La precisione e la tempistica sono cruciali.
La tecnica del “serpente” nel Kali Filippino è una tecnica di disarmo che sfrutta la capacità del difensore di avvolgere il suo braccio intorno all’arma e al braccio dell’aggressore per disimpegnare l’arma e neutralizzare la minaccia.
È una tecnica efficace contro armi senza filo e richiede pratica e abilità per essere eseguita correttamente.
Vine
Successivamente nell’elenco dei disarmi c’è la “vite”, che è simile al serpente, in quanto richiede anche il difensore di applicare potenza d’una leva al braccio dell’avversario e all’arma.
La differenza è che la vite gira nella direzione opposta del serpente e manda spesso l’arma involversi e a volare via.
Questa tecnica è una variante simile alla tecnica del “serpente”, ma con una differenza chiave nella direzione del movimento. Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica della “vite”:
- Obiettivo principale: Come nel caso del “serpente”, la tecnica della “vite” è progettata per disarmare un aggressore che utilizza un’arma senza filo, come un bastone o un palo.
- Leva e direzione del movimento: La tecnica della “vite” richiede al difensore di applicare una leva sull’arma e sul braccio dell’aggressore. La differenza principale rispetto al “serpente” è che la “vite” coinvolge un movimento rotatorio nella direzione opposta rispetto al “serpente”.
- Disimpegno dell’arma: La rotazione nella direzione opposta spesso fa sì che l’arma si disimpegni dalle mani dell’aggressore e venga spedita via. Questo risultato è simile all’obiettivo del “serpente”.
- Esecuzione efficace: Per eseguire con successo la tecnica della “vite”, il difensore deve applicare la leva in modo rapido ed efficace, facendo ruotare l’arma in modo da renderla inutilizzabile o facendola cadere dalle mani dell’aggressore.
La tecnica della “vite” è una variante della tecnica del “serpente” nel Kali filippino.
Entrambe le tecniche mirano a disarmare un aggressore armato di arma senza filo, ma la differenza principale sta nella direzione del movimento rotatorio, che nella “vite” è opposta a quella del “serpente”.
Entrambe richiedono pratica e abilità per essere eseguite con successo.
Strip
La “strisciata” è una delle maggiori tecniche di disarmo del Kali filippino.
Si basa su una leva e sul fare strisciare via l’arma dalla mano dell’aggressore.
La strisciata è rapida, efficace e strettamente correlati al quarto e ultimo dei principali metodi di disarmo filippino il “Quick Release”.
Questa tecnica è una delle principali e efficaci tecniche di disarmo in questo stile di arti marziali.
Ecco un riassunto dei punti chiave relativi alla tecnica della “strisciata”:
- Obiettivo principale: La tecnica della “strisciata” ha come obiettivo principale disinnestare l’arma dalle mani dell’aggressore. Questo viene fatto applicando una leva e facendo scivolare via l’arma dalla presa dell’aggressore.
- Leva e movimento: Per eseguire la “strisciata”, il difensore deve applicare una leva sull’arma e fare un movimento controllato per farla scivolare via. Questa tecnica richiede precisione e coordinazione.
- Rapidità ed efficacia: La “strisciata” è conosciuta per la sua rapidità ed efficacia. È progettata per disarmare l’aggressore il più rapidamente possibile, riducendo così il rischio di ferite.
- Correlazione con il “Quick Release”: La “strisciata” è strettamente correlata al concetto del “Quick Release” nel Kali filippino. Entrambe le tecniche mirano a liberare l’arma dalla presa dell’aggressore in modo rapido e efficiente.
La tecnica della “strisciata” è una delle principali tecniche di disarmo nel Kali filippino ed è progettata per disinnestare l’arma dell’aggressore mediante l’applicazione di una leva e un movimento di scivolamento controllato.
Questa tecnica è nota per la sua rapidità ed efficacia ed è strettamente correlata al concetto del “Quick Release” nelle arti marziali filippine.
La pratica costante è fondamentale per eseguire questa tecnica con successo.
Quick Release
Fondamentalmente, il “Quick Release” finisce per fare uno stripping dell’arma liberandola dalla presa dell’avversario e facendola disperdere nell’aria.
Questa tecnica è anche una delle principali strategie di disarmo in questo stile di arti marziali.
Ecco un riassunto dei punti chiave relativi al “Quick Release”:
- Obiettivo principale: Il “Quick Release” è progettato per liberare rapidamente l’arma dalla presa dell’aggressore. L’obiettivo finale è far sì che l’arma venga disinnestata e dispersa nell’aria, riducendo così la minaccia dell’aggressore.
- Stripping dell’arma: Questa tecnica comporta un processo di “Stripping”, che significa letteralmente togliere o sfilare l’arma dalla presa dell’aggressore. Il difensore cerca di sottrarre l’arma dall’aggressore il più rapidamente possibile.
- Velocità ed efficacia: Il “Quick Release” è noto per la sua velocità ed efficacia. È progettato per essere eseguito in modo rapido e preciso per neutralizzare rapidamente la minaccia dell’aggressore.
- Dispersione dell’arma: Una volta riuscito, il “Quick Release” fa sì che l’arma venga dispersa nell’aria o caduta dalle mani dell’aggressore, rendendola inutilizzabile.
Il “Quick Release” è una tecnica di disarmo nel Kali filippino che si concentra sulla rapidità e sull’efficacia nel liberare l’arma dalla presa dell’aggressore.
Questa tecnica è progettata per neutralizzare la minaccia in modo rapido e può comportare la dispersione dell’arma, rendendola inutilizzabile.
La pratica costante e la precisione sono essenziali per eseguire questa tecnica con successo.
Termini di kali filippino riferiti ai disarmi:
- Agaw: to seize, disarm or take away – afferrare, disarmare o portare via
- Agaw-Sandata: disarming & retrieval of the weapon – disarmo e recupero dell’arma
- Bigay-Bali: lock release technique – tecnica di bloccaggio
- Dakip: capture – catturare
- Diin: to put pressure on – per fare pressione
- Dukop: to catch – catturare
- Dukot: to reach out – raggiungere
- Hulagpos: to escape from capture or restraint – sfuggire alla cattura o al controllo
- Kalas: disengage, release or disarm – disinnestare, rilasciare o disarmare
- Kalas-Sandata: disarming technique – tecnica di disarmo
- Pangilog: disarming – disarmare
- Saplet: quick disarm – disarmo veloce
- Suplete: quick disarm – disarmo veloce
Questi termini forniscono un’ottima comprensione del vocabolario specifico utilizzato nelle arti marziali filippine per descrivere le tecniche di disarmo e le relative azioni. Ecco un riassunto di alcuni dei principali termini:
- Agaw: Significa “afferrare, disarmare o portare via”. È il termine generico per riferirsi all’atto di prendere o disarmare un’arma.
- Agaw-Sandata: Si riferisce al “disarmo e recupero dell’arma”, indicando il processo di disarmo e successiva presa dell’arma.
- Bigay-Bali: Rappresenta una “tecnica di bloccaggio”, che potrebbe essere utilizzata per controllare o immobilizzare l’aggressore armato.
- Dakip: Significa “catturare”. Questo termine potrebbe essere utilizzato per riferirsi al processo di cattura dell’arma dall’aggressore.
- Diin: Significa “per fare pressione su”. Potrebbe essere utilizzato in situazioni in cui il difensore applica pressione sull’arma o sull’aggressore per disarmarlo.
- Dukop: Indica “catturare”. Questo termine potrebbe essere utilizzato in contesti simili a “Dakip” per riferirsi al processo di cattura dell’arma.
- Dukot: Significa “raggiungere fuori”. Potrebbe essere utilizzato per riferirsi all’estensione del braccio per raggiungere e disarmare l’aggressore.
- Hulagpos: Si riferisce a “sfuggire dalla cattura o dal controllo”. Potrebbe essere usato in situazioni in cui il difensore cerca di liberarsi dalla presa dell’aggressore.
- Kalas: Significa “disinnestare, rilasciare o disarmare”. È un termine generico per indicare il processo di disarmo.
- Kalas-Sandata: Indica una “tecnica di disarmo”, specificando l’azione di disarmo in modo più dettagliato.
- Pangilog: Rappresenta il “disarmo”, che è l’azione di disarmare un aggressore.
- Saplet: Significa “disarmo veloce”. Potrebbe essere utilizzato per riferirsi a un disarmo rapido ed efficiente.
- Suplete: Anch’esso si riferisce al “disarmo veloce”. Indica un disarmo che avviene rapidamente.
Questi termini forniscono una base utile per comprendere il linguaggio specifico associato ai disarmi nel Kali filippino e nelle arti marziali correlate.
❌ Errori Comuni nei Disarmi: Cosa Non Fare Mai (Se Vuoi Restare Vivo)
Allenare i disarmi è un’arte tanto affascinante quanto pericolosa. Ed è proprio perché la posta in gioco è la vita, che bisogna evitare certi errori a tutti i costi. Qui sotto trovi i più comuni e subdoli, quelli che spesso si insinuano perfino negli allenamenti “seri” e che – nella realtà – ti condannerebbero.
1. Cercare l’arma invece dell’aggressore
Errore: concentrare tutta l’attenzione sull’oggetto (coltello, bastone, pistola) invece che sul corpo e le intenzioni dell’aggressore.
Perché è letale: l’arma non è pericolosa da sola. È la mente e il corpo dietro di essa che la guida. Cercare di “afferrare” un coltello al volo senza leggere i pattern del corpo è suicida. L’attaccante sa cosa vuole fare. Tu stai reagendo.
Corretto: leggi il corpo, non l’arma. Segui spalle, bacino, carico. Allena il focus visivo periferico e tattico. L’arma è solo l’estensione.
2. Usare forza bruta anziché leva e biomeccanica
Errore: tentare di strappare via l’arma con la forza, ingaggiando in un braccio di ferro.
Perché è letale: se l’aggressore è più forte fisicamente (o drogato, o psicotico), perderai. Lavorare contro la struttura biomeccanica del corpo ti porta al collasso tecnico.
Corretto: applica leve, angoli e rotazioni. Sfrutta l’effetto leva su pollice, polso, gomito. Il Kali è una danza di struttura e rottura, non una sfida di forza.
3. Non colpire prima di disarmare
Errore: andare subito per il disarmo, senza destabilizzare l’aggressore.
Perché è letale: un aggressore lucido, armato e pienamente cosciente della sua arma non mollerà mai. Il tuo disarmo non avrà efficacia se non “disturbi il suo sistema operativo” prima.
Corretto: prima colpisci, poi disarmi. Usa una distrazione, una botta alla gola, una pressione oculare, un low kick. Crea un errore nella mente dell’aggressore. Solo allora puoi procedere al disarmo con una finestra aperta.
4. Avere il focus mentale sulla “tecnica” invece che sulla sopravvivenza
Errore: cercare di ricordare la “forma perfetta” del disarmo invece che adattarsi all’ambiente e sopravvivere.
Perché è letale: nel caos reale, non hai tempo di pensare “passo 1 – passo 2 – passo 3”. L’adrenalina ti seppellisce se non hai condizionato le risposte. Il pensiero tecnico blocca l’azione istintiva.
Corretto: allena scenari e adattamenti, non solo tecniche isolate. Il disarmo reale è un’intenzione adattiva, non una sequenza coreografata. “Fai quello che serve” – anche se non è bello.
5. Allenare disarmi fermi, statici e puliti da demo
Errore: esercitarsi sempre con attacchi lenti, singoli, prevedibili. Il classico “tiro il fendente e mi fermo”.
Perché è letale: nella realtà gli attacchi sono a raffica, irregolari, sporchi e animaleschi. L’aggressore non collabora. Allenare solo demo ti illude.
Corretto: pratica drill sotto stress, randomizzati. Usa protezioni leggere, coltelli marcatori, musica alta, urla. Allena la mente e il corpo al caos. La strada non è mai pulita.
6. Non considerare il follow-up dopo il disarmo
Errore: una volta preso il coltello o il bastone, resti lì “fermo”, quasi soddisfatto.
Perché è letale: il disarmo non è la fine del combattimento, è solo una fase. L’aggressore può attaccare con l’altra mano, con un calcio, o avere un secondo coltello. O un complice.
Corretto: allenati a colpire e muoverti subito dopo il disarmo. Fai un check visivo, usa l’arma se serve, crea distanza, cerca una via di fuga. Il disarmo è un mezzo, non il trofeo finale.
Considerazione Finale
Allenare i disarmi senza questi accorgimenti è come imparare a nuotare… in salotto.
La tecnica ti dà strumenti. Ma è la consapevolezza degli errori che ti salva davvero.
“Il miglior disarmo è non trovarsi mai a doverne eseguire uno.
Ma se succede… deve essere l’azione più fluida, brutale e istintiva che hai in repertorio.”
– Street Fight Mentality
Tabella Comparativa – Le 4 Strategie Filippine di Disarmo
| Nome Tecnica | Direzione | ⚔️ Tipo di Arma | Focus Tecnico | ⚠️ Rischio di Fallimento | Complessità Tecnica |
|---|---|---|---|---|---|
| Serpente | Avvolgente | Bastone | Avvolgimento del braccio e blocco | Medio | Media |
| Vite | Opposta | Bastone | Leva con rotazione inversa | Medio-Basso | Alta |
| Strisciata (Strip) | Lineare | Bastone | Leva e trascinamento via | Basso | Bassa |
| Quick Release | Esplosiva | Bastone | Rilascio istantaneo dell’arma | Alto | Alta |
Legenda di Lettura Rapida:
-
Direzione: il verso biomeccanico in cui si muove la tecnica rispetto alla linea di forza dell’aggressore.
-
Tipo di Arma: adatta solo ad armi senza filo (bastoni, tubi, oggetti contundenti).
-
Focus Tecnico: il principio biomeccanico su cui si basa (blocco, leva, stripping).
-
Rischio di Fallimento: quanto è rischioso applicarla in un contesto reale se non eseguita perfettamente.
-
Complessità Tecnica: quanto richiede in termini di allenamento, sensibilità e timing.
Suggerimento Pratico
Allenale in sequenza in flow drill, poi mischiale casualmente:
“Serpente → Vite → Strisciata → Quick Release → di nuovo Serpente…”
Obiettivo finale: rendere questi disarmi intercambiabili in flow, come dicevi perfettamente nella tua conclusione. Quando ci riesci, non stai più eseguendo una tecnica, stai combattendo.
Progressione Didattica Consigliata – Allenare i Disarmi in Modo Intelligente e Realistico
Se vuoi allenare i disarmi in modo serio e responsabile, evitare errori da palestra e costruire abilità reali, non puoi improvvisare. Serve un metodo.
Ecco una progressione didattica collaudata, che ti accompagna dalla teoria alla realtà, passo dopo passo.
1. Studio Teorico + Terminologia
“Non puoi usare ciò che non comprendi.”
-
Comprendi il concetto di Agaw, Kalas, Hulagpos, ecc.
-
Analizza i principi biomeccanici (leva, fulcro, rotazione).
-
Impara a distinguere le 4 tecniche principali (Serpente, Vite, Strip, Quick Release).
-
Studia casi reali e simulazioni per contestualizzare.
Obiettivo: creare un vocabolario mentale e tecnico. Senza questo, ogni tecnica è un movimento vuoto.
2. Manipolazione con Oggetti Simulati
“Impara a sentire l’arma senza farti male.”
-
Usa bastoni morbidi, coltelli in gomma o coltelli trainer in plastica dura.
-
Lavora con partner cooperativi: apprendi i movimenti senza resistenza.
-
Studia le prese, le leve, il feeling del disarmo.
Obiettivo: abituarsi al contatto fisico con oggetti e mani armate senza panico.
3. Flow Drill con Partner (Lento e Progressivo)
“Prima fluido. Poi veloce.”
-
Esegui i disarmi in sequenza (1–2–3–4) in modalità flusso.
-
Cambia lato, angolo e traiettoria.
-
Introduci varianti: partner destrorso/mancino, presa alta/bassa.
Obiettivo: automatizzare i pattern in modo naturale e continuo. Nessuna interruzione.
4. Introduzione del Caos (Colpi, Rumore, Disturbo)
“L’ordine non sopravvive al primo colpo in faccia.”
-
Il partner inizia a resistere leggermente.
-
Introduci colpi disturbanti (spinte, manate, graffi, low kick).
-
Allenati con musica alta, urla, stanchezza.
-
Occhiali appannati, spazi ristretti, oggetti per terra.
Obiettivo: sviluppare resilienza motoria e cognitiva. Resta lucido nel rumore.
5. ⏱️ Training sotto Stress (Tempo, Stanchezza, Ambiente)
“Allenati a decidere sotto pressione.”
-
Esegui i disarmi dopo un circuito fisico (corda, burpees, sacco).
-
Timer di 30 sec. per eseguire un disarmo sotto affanno.
-
Cambia ambiente: luce bassa, corridoio stretto, terreno instabile.
Obiettivo: abituarsi a reagire in condizioni reali, senza reset. Nessuna comfort zone.
6. Role Playing Reali – Simulazioni da Strada
“L’adrenalina mente. Solo l’esperienza parla.”
-
Scenari veri: parcheggio, bagno pubblico, auto, corridoio, ascensore.
-
Partner travestito da aggressore, magari armato in modo nascosto.
-
Inserisci elementi urbani: zaini, bottiglie, giubbotti.
-
Focus su decision making, de-escalation, utilizzo di oggetti di fortuna.
Obiettivo: allenare la mente e il corpo a riconoscere il pericolo, agire in modo realistico e usare ogni risorsa disponibile.
Suggerimento Extra: Allenati in “Cicli Didattici”
Ogni fase può durare 2-4 settimane. Poi si passa alla successiva senza abbandonare la precedente.
È un ciclo continuo, non una scala rigida. Si torna indietro, si rivede, si affina.
Obiettivo Finale:
Allenare i disarmi non per fare scena, ma per guadagnare secondi, creare aperture e SOPRAVVIVERE.
Una tecnica da manuale non basta. Serve presenza mentale, reattività fluida, e la capacità di sporcarti le mani quando conta.
“Non impari i disarmi per diventare un eroe.
Impari a disarmare per non morire da stupido.”
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Un articolo senza peli sulla lingua. Se ami la verità più del tuo ego, questo fa per te.
Smontiamo le illusioni e torniamo alla realtà.
Continua il tuo viaggio con consapevolezza.
Ricorda: il disarmo è solo una delle molte armi della tua preparazione.
La tua arma più potente resta la mente allenata a scegliere.
RISORSA BONUS 1 – Scheda Allenamento Base per le 4 Tecniche di Disarmo (Kali FMA)
Obiettivo: allenare fluidità, adattamento e memoria muscolare delle 4 strategie fondamentali.
Disarmi: Serpente – Vite – Strisciata – Quick Release
Round 1: Tecnica Singola (Lento e Pulito)
-
3 minuti per ciascuna tecnica (x2 per lato)
-
Serpente → Vite → Strip → Quick Release
-
-
Focus: meccanica, direzione, leve
-
Partner collaborativo
Round 2: Transizione a 2 Tecniche
-
Serpente + Vite / Strip + Quick Release
-
Cambia a ogni 30 secondi (uso di timer)
-
Focus: transizione fluida
Round 3: Disarmo + Colpo + Disimpegno
-
Disarmo → colpo disturbante → uscita laterale o push back
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Allenati con scenari randomizzati (aggressore armato di bastone)
Round 4: Caos Drill
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Partner imprevedibile (colpi disturbanti, urla, reazioni improvvise)
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Esegui il disarmo solo se si crea lo spiraglio
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Simula pressione realistica
RISORSA BONUS 2 – Terminologia Kali dei Disarmi (Mini Glossario Rapido)
Obiettivo: Familiarizzare con il vocabolario originale filippino per sviluppare cultura tecnica e precisione didattica.
| Termine | Significato |
|---|---|
| Agaw | Afferrare, disarmare, portare via |
| Agaw-Sandata | Disarmo e recupero dell’arma |
| Bigay-Bali | Tecnica di bloccaggio |
| Dakip | Catturare |
| Diin | Applicare pressione |
| Dukop / Dukot | Catturare / Raggiungere |
| Hulagpos | Sfuggire alla cattura o restrizione |
| Kalas / Kalas-Sandata | Disinnestare / Tecnica di disarmo |
| Pangilog | Azione di disarmo |
| Saplet / Suplete | Disarmo veloce |
Suggerimento d’uso: stampalo, memorizzalo, ripeti i termini durante l’allenamento. È più di un lessico: è parte del mindset.
RISORSA BONUS 3 – Checklist Mentale Pre-Ingaggio (Sopravvivenza vs Ego)
Obiettivo: Condizionare la decisione tattica prima che il corpo agisca istintivamente.
Checklist Mentale Pre-Ingaggio
☑️ Riesco a fuggire?
☑️ Ci sono oggetti attorno da usare come arma?
☑️ L’aggressore è solo?
☑️ Vedo l’altra mano?
☑️ Ho colpito prima di cercare il disarmo?
☑️ Posso chiudere la distanza senza farmi trafiggere?
☑️ Ho già colpito le sue mani? (defang)
☑️ Ho un piano dopo il disarmo?
☑️ Posso creare distanza subito dopo?
☑️ Voglio sopravvivere… o sto cercando di vincere?
Conclusione:
✅ Se non hai almeno 6-7 di questi punti favorevoli → non disarmare.
Il miglior disarmo? Quello che eviti senza finire sotto terra.
Conclusioni – L’Arte dei Disarmi è una Scelta di Realismo
L’arte dei disarmi nel Kali filippino non è spettacolo.
È una disciplina cruda, tecnica e pericolosa, che va affrontata con rispetto e dedizione.
Allenarsi al disarmo significa accettare una verità scomoda:
la tua vita può dipendere da un secondo, un angolo, una scelta.
La realtà è questa: le situazioni in cui un disarmo può salvarti sono rare, veloci, caotiche e sporche.
Ma se non sei pronto… non sopravvivi nemmeno a quel “raro”.
Ecco perché non puoi permetterti di ignorarli.
Non per ego. Non per scena. Ma per non morire da stupido.
⚠️ Il disarmo non è mai il piano A.
Il piano A è evitare, scappare, schivare. Ma quando non puoi?
Quando la fuga non è un’opzione, la tua unica scelta è la preparazione.
Le tecniche come il Serpente, la Vite, la Strisciata e il Quick Release non sono solo “mosse”.
Sono strategie biomeccaniche di sopravvivenza che – se allenate correttamente – possono darti quel secondo in più.
Quel secondo che separa il trauma dalla vita.
Il vero livello?
È quando queste 4 vie si fondono in un flusso istintivo, senza pensiero.
Quando non applichi una tecnica, sei la tecnica.
Studiare i disarmi non è un’opzione.
È parte del bagaglio tecnico, mentale e culturale di chi prende sul serio la difesa personale.
Non importa quale sia la tua arte marziale. Se non hai mai studiato i disarmi, sei vulnerabile.
Street Fight Mentality.
Non per combattere ogni giorno.
Ma per essere pronto il giorno in cui non puoi evitare di combattere.
Stay Tuned – Il viaggio è appena iniziato.
L’arte dei disarmi nel Kali filippino rappresenta un aspetto cruciale delle arti marziali che richiede dedizione, pratica costante e abilità.
Mentre le situazioni di disarmo contro un aggressore armato sono estremamente complesse e rischiose, acquisire competenze in quest’area può fare la differenza tra la sopravvivenza e il pericolo.
È importante sottolineare che il disarmo dovrebbe essere l’ultima opzione e la priorità principale dovrebbe essere la sicurezza personale e la fuga ma avere familiarità con le tecniche di disarmo fornisce agli artisti marziali e praticanti di difesa personale una maggiore sicurezza e consapevolezza nell’affrontare situazioni pericolose.
La pratica costante delle tecniche di disarmo, come il “serpente”, la “vite”, la “strisciata” e il “quick release”, può aiutare gli individui a sviluppare le abilità necessarie per proteggersi in situazioni critiche.
Ricordati sempre che la sicurezza personale è fondamentale, e queste tecniche dovrebbero essere utilizzate con responsabilità e solo quando non ci sono alternative.
Lo studio dei disarmi nel Kali filippino e nelle arti marziali in generale rappresenta un cammino di apprendimento e crescita personale, fornendo agli artisti marziali gli strumenti per affrontare situazioni di pericolo con maggior fiducia e competenza.
Il serpente, l’avvitamento, la strisciata e le tecniche di rilascio rapido sono tutti intercambiabili.
Il massimo livello nella capacità di disarmare è uno in cui tutti i quattro metodi sono miscelati come in un flusso senza sforzo.
Stay Tuned! Studiare i disarmi non è una opzione.
Street Fight Mentality
❓ FAQ – Domande Frequenti sui Disarmi nelle Arti Marziali
I disarmi funzionano davvero nella vita reale?
Sì e no. I disarmi non vanno mai cercati, ma devono essere conosciuti. Funzionano solo in determinate condizioni: quando l’aggressore è distratto, inesperto, o si apre uno spiraglio tecnico. Devono essere una reazione condizionata e addestrata, non un gesto improvvisato o scenografico.
⚔️ Quali sono i disarmi fondamentali da studiare?
Nel Kali filippino i principali sono:
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Serpente: avvolgimento del braccio
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Vite: leva controrotatoria
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Strisciata (Strip): leva e scivolamento
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Quick Release: rilascio rapido e dispersione dell’arma
Ognuno ha contesti specifici e richiede tempo e pratica costante per diventare efficace.
Cosa significa “rompere il dente del serpente”?
È un concetto tecnico del Kali: colpire le mani dell’aggressore armato prima che possa ferirti, per neutralizzare l’arma alla radice. Richiede anticipo, velocità e precisione, ed è considerata una delle strategie più pragmatiche nel combattimento armato.
️ È possibile difendersi a mani nude da un coltello?
È estremamente difficile e pericoloso. Il primo obiettivo reale è fuggire. Se non è possibile, serve una combinazione di:
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Footwork dinamico
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Oggetti improvvisati
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Strategie di short fencing
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Disarmi condizionati
In ogni caso, serve preparazione mentale e addestramento sotto stress.
Posso imparare i disarmi su YouTube?
Puoi vedere delle idee, ma non impari davvero. I disarmi sono azioni ad alta intensità e rischio, che vanno provate con partner, sotto guida esperta, e all’interno di scenari realistici e progressivi.
Impararli da soli è una trappola mentale pericolosa.
Quando usare un disarmo e quando no?
Devi usare un disarmo solo quando:
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Non puoi fuggire
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L’attaccante è vicino e hai già avuto un contatto
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Vedi un’apertura concreta (angolo, errore, momento)
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Sei già in lotta corpo a corpo e non hai altra opzione
Il disarmo è una risposta tecnica a un’opportunità, non un piano.
Le tecniche di disarmo sono intercambiabili?
Sì. Serpente, vite, strisciata e quick release non sono compartimenti stagni. Con l’esperienza diventano un flusso dinamico e adattabile, in cui passi da uno all’altro in base al tipo di presa, alla reazione dell’avversario e al tuo tempismo.
Cosa rischio se provo un disarmo senza essere addestrato?
Rischi tutto:
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Di essere pugnalato
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Di perdere l’equilibrio
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Di finire disarmato tu stesso
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Di aggravare la situazione
Il disarmo non è mai un’opzione di default. È un atto tecnico, condizionato, estremamente pericoloso. E va allenato sul serio.
Dove posso studiare i disarmi in modo serio?
Puoi iniziare da stili come:
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Kali / Eskrima / Arnis
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Silat
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Jeet Kune Do
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Krav Maga (se insegnato bene)
Ma il vero valore è l’insegnante.
Se vuoi formazione seria, contattami o seguimi per aggiornamenti sui miei corsi online e in presenza.


















Interessanti informazioni. Grazie per il lavoro che stai facendo.
E’ un piacere!!!
Questi articoli sono unici, un grande lavoro.
Grazie, mi fa piacere!!!
Leggere il tuo blog è un piacere per me, trovo molto interessanti i tuoi articoli
Grazie Norman, mi fa piacere che trovi delle informazioni utili alla tua arte marziale.